Sviluppare ecosistemi di business armoniosi e vantaggiosi: un aspetto essenziale per la ripresa

Di Emmanuel Olivier, Worldwide Chief Operating Officer Di Esker

Come possiamo superare le conseguenze negative di questa pandemia e cosa possiamo fare per costruire un mondo più sostenibile e resiliente?
Un approccio può essere fatto risalire all’anticaGrecia: come diceva Aristotele: “Un pericolo comune unisce anche i nemici più acerrimi“.  
Sono passati secoli e i pericoli sono cambiati, ma il bisogno di solidarietà resta.L’impegno verso la collaborazione è essenziale non solo quando si parla di salute pubblica,ma anche sul fronte economico.
Ciò significa che le aziende non devono fare esclusivoaffidamento agli incentivi disponibili in questo momento ma dovrebbero fare leva sulla capacità di cooperare,sviluppare e implementare attività reciprocamente vantaggiose.
Questocomporta un cambiamento del paradigma culturale: gli attori economici non dovrebberopiù considerare sé stessi come “un impero nell’impero[1].
Le aziende sono parte di un insieme i cui soggetti sono interdipendenti e poggiano sulle stesse fondamenta.
Le imprese devono adattarsi a operare in ecosistemi efficienti per garantire la loro crescita.

Il potere della forza collettiva
Per troppo tempo la nozione hobbesiana di homo homini lupus est (l’uomo è un lupo per l’uomo[2]) ha plasmato le relazioni tra gli esseri viventi, riducendole a una lotta spietata per la sopravvivenza dell’individuo.
È evidente che l’aiuto reciproco, “l’altra legge della giungla[3], sia “un tratto della massima importanza per il mantenimento della vita, la conservazione di ciascuna specie e la sua successiva evoluzione.”[4]
Perché non plasmare le relazioni interaziendali su quest’ultimo concetto, piuttosto che sulla concezione hobbesiana?
Ogni azienda che chiude i battenti mette in difficoltà un numero elevato di clienti, fornitori e dipendenti.
Se si pensa agli effetti della pandemia su quasi tutti i settori industriali, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sul sostegno reciproco piuttosto che sul mutuo sabotaggio. Secondo Thomas Stallkamp, ex dirigente nel campo forniture e approvvigionamenti in aziende come Ford Motor Corp e DaimlerChrysler e oggi fondatore e direttore di Collaborative Management, LLC, tutto sta nella cooperazione:
Il segreto è accanirsi insieme sul problema, non l’un l’altro“. In un mondo soggetto a sconvolgimenti bruschi e imprevedibili, la performance individuale non è più una garanzia sufficiente di sopravvivenza. L’estinzione è qualcosa che non si dovrebbe augurare a nessuno, né alle specie animali né ai concorrenti sul mercato, pertanto l’adattamento è determinante.
Come ci ricordava Charles Darwin: “Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva al cambiamento“.
L’applicazione di questa massima al mondo del business implica che gli attori economici debbano imparare a considerare le loro attività come parte di un ecosistema. Un ottimo esempio del concetto “restare a galla remando insieme”, ossia lottare per un obiettivo comune, è la campagna lanciata da Burger King in Francia che incoraggiava le persone ad andare da McDonald’s durante il primo lockdown. Burger King aveva capito che aiutare un concorrente avrebbe giovato a tutti gli operatori di quel settore.

La cultura della collaborazione
Per affrontare la nuova realtà, le aziende dovrebbero cambiare radicalmente la loro cultura. Un primo passo consisterebbe nell’abbandonare l’idea che una pianificazione a lungo termine non sia vincente per il business. Quando l’emergenza climatica e le crisi sanitarie ci costringono a pensare a quanto sarà mutevole il nostro futuro, l’ossessione per i risultati trimestrali perde la sua efficacia nel processo decisionale.
Orientandosi verso un orizzonte temporale diverso, le aziende avranno più strumenti per stabilizzare le relazioni con i loro interlocutori, sviluppando così un ecosistema armonioso e vantaggioso per tutti.
Nel mondo di oggi, spesso, i rapporti con i fornitori sono ancora segnati da una visione obsoleta: la parte più potente ha il diritto di stabilire le regole. Come sottolineato con amarezza da Pierre Pelouzet, mediatore aziendale francese, in molte aziende le parole d’ordine sono ancora “io sono più grande, comando io, interrompiamo subito il nostro rapporto commerciale”.
Non è una sorpresa, quindi, che le aziende abituate a dominare i loro fornitori di servizi siano spesso caratterizzate da strutture interne assai rigide.
Una struttura rigida spesso cela una gestione piramidale che in genere è accompagnata da una scarsissima considerazione per le funzioni di supporto all’interno di un’azienda, considerate irrilevanti e secondarie. In un ecosistema armonioso e incentrato sul mutuo beneficio, non esistono né “padroni” né “servi”.
Le aziende possono crescere solo collaborando con i propri clienti, partner e dipendenti.

La creazione continua di valore
Come possiamo osservare nel mondo della natura, gli ecosistemi armoniosi e reciprocamente vantaggiosi sono in grado di adattarsi ai cambiamenti e di offrire benefici a tutti i loro elementi.
Di fronte alle conseguenze improvvise e brutali del Covid-19 nella prima metà del 2020, molte aziende hanno accelerato i loro progetti di trasformazione digitale e sono state in grado di mantenere almeno un minimo di attività.
La società di sicurezza informatica McAfee ha osservato con lucidità che la situazione sarebbe stata molto più nefasta dieci o vent’anni fa.
Oggi la sfida non risiede semplicemente nell’evitare risultati disastrosi, bensì nel creare valore in maniera continuativa e sostenibile. La pandemia ha spinto numerose imprese a riconsiderare le proprie strategie, poiché non possono più permettersi di continuare a lavorare come prima.
I talenti non si attirano offrendo condizioni di lavoro pietose e i dividendi degli azionisti continueranno di certo a incidere notevolmente sulla composizione e sull’operato del management.
Un esempio recente è il caso di Danone, dove le pressioni degli azionisti più interventisti, insoddisfatti dei rendimenti, hanno portato alle dimissioni del CEO Emmanuel Faber. Se vogliamo trarre insegnamento dal passato, è fondamentale combinare le tattiche a breve termine con una visione strategica.
Se le aziende non riusciranno ad adattarsi al futuro secondo questa massima e continueranno a limitarsi alla riduzione dei costi, diventeranno vittime della situazione attuale.
Sebbene innovazione e tecnologia siano elementi essenziali per la creazione di strutture resilienti, non possono essere ridotte alla semplice esternalizzazione di funzioni che durante l’attuale pandemia hanno dimostrato di svolgere un ruolo irrinunciabile.
Al contrario, le aziende possono trarre beneficio sbloccando investimenti intelligenti che eliminino le mansioni ripetitive, favorendo l’evoluzione di posti di lavoro qualificati e offrendo servizi migliori ai propri clienti.
Adottando collettivamente un approccio a lungo termine, accelereranno la ripresa.
Consolideranno la loro cultura d’impresa, una delle risorse più importanti per garantire la crescita sostenibile in un contesto caratterizzato da incertezza cronica.


[1] B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino, 1988, pagg. 187-188

[2] Plauto, Asinaria, a. II, sc. IV, v. 495.

[3] Gautier Chapelle e Pablo Servigne – L’entraide, l’autre loi de la jungle (2017)

[4] Kropotkin – Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *