I pensieri più difficili arrivano la sera.

La nostra casa: non l’abbiamo mai vissuta così tanto in tutti i suoi aspetti. Abitiamo ogni stanza interpretando lo spazio a disposizione in modo nuovo, facendo entrare con prepotenza le nuove tecnologie per essere il più possibile a contatto con il mondo esterno.

Ricreare un luogo consacrato al lavoro non è semplice, soprattutto quando non siamo i soli ad abitare la casa: il nostro portatile viaggia dal tavolo della cucina a quello della sala insieme all’agenda, allo smartphone e a qualche appunto; teniamo riunioni in video conferenza mentre i bambini giocano sul tappeto; ritiriamo la biancheria parlando al telefono di strategie aziendali.

Ci viene incontro la piattaforma cloud: abbiamo tutti i documenti a disposizione in formato digitale ed evitiamo di accumulare carta e perdere documenti importanti.

La sera ci sediamo sul divano dopo aver concluso le mansioni casalinghe, provando una stanchezza piscologica grande nonostante siamo rimasti tutto il giorno in casa.

Ed è in questo momento che sopraggiungono i pensieri…

Riccardo Signori seduto sul divano del salotto.

Vedo un’Italia in difficoltà, piegata ma non in ginocchio.
Vedo personale ospedaliero, medici ed infermieri lavorare senza esitare: alzano la voce per chiedere aiuto e dispositivi di sicurezza. Li ascoltano. Vedo i dipendenti dei supermercati, quelli delle aziende alimentari e gli imprenditori del settore food&beverage attivarsi per garantire il fabbisogno quotidiano di cibo.
Vedo tante aziende riconvertire la produzione per trovare soluzioni utili, vedo imprese donare, vedo cittadini effettuare versamenti per la solidarietà, vedo ragazzi giovani portare la spesa a chi è meno tutelato.
Vedo solidarietà, in casa e da tanti paesi.
Finalmente, vedo una bella Italia.

I dubbi di Flavio Maimeri davanti alle pagine dei quotidiani.

I cambiamenti indotti dalla pandemia che stiamo vivendo ci hanno costretti a modificare i rapporti sociali, le abitudini e il modo di lavorare.
La spinta a risollevarci deve indurci già da ora a pensare a cosa porterà l’imminente futuro e come saranno gli anni a venire.
Nonostante gli interventi della BCE e del Governo Italiano, ci aspettiamo un calo di liquidità nel sistema imprese: se non ci saranno pronti e auspicati provvedimenti assisteremo ad ulteriori restrizioni nell’accesso al credito bancario.
Le aziende che hanno privilegiato investimenti in tecnologie innovative anche per le funzioni finanza e credito – come alcuni dei nostri clienti attuali – oggi sono in grado di affrontare le difficoltà.
Queste realtà saranno le prime a rialzarsi.

Federico Zocchi prima di coricarsi, nel silenzio della tarda sera.

In questi giorni a casa mi chiedo come cambierà il lavoro nelle prossime settimane: quanto si modificheranno le nostre abitudini lavorative e sociali?
Le persone dovranno usare dispositivi di protezione, aumenteranno le relazioni “da remoto” e le aziende dovranno garantire sicurezza, flessibilità ed efficacia.
Dobbiamo farci trovare pronti: rispettare le distanze rivedendo la nostra grande voglia di partecipazione e condivisione.
Quanto piacere avreste di stringere la mano ad un vostro cliente o fornitore?

Stefano Contini mentre sparecchia distrattamente la tavola.

A livello sanitario la situazione è molto problematica: abbiamo a che fare con un virus che si diffonde rapidamente ed ha un’aggressività rilevante. Senza farmaci o vaccini risolutivi, l’unico modo per contrastarlo sembra essere l’isolamento sociale, circostanza che ci impedisce di incontrare di persona i nostri clienti.
Il problema si presenterà quando dovremo tornare alla normalità: chi ci assicura che dopo un paio di settimane il virus non si ripresenti?
A livello economico, il blocco di tutti gli spostamenti e in alcuni casi quello delle attività avrà grosse ripercussioni soprattutto sui liberi professionisti e sugli imprenditori che hanno dovuto chiudere le porte dei negozi.
Le grandi aziende avranno un calo fisiologico nei prossimi mesi ma subiranno meno il contraccolpo grazie alle strutture su cui si basano.
La soluzione? Investire il più possibile per rimettere in movimento un motore che attualmente gira a regimi bassissimi.

Chiara Colangelo, seduta sul tappeto sommersa di Lego e Bambole.

Questa pandemia ha messo le aziende di fronte ad una sfida molto complessa e nuova.
I CEO, così come i manager, si sono trovati a dover gestire una duplice criticità: affrontare la crisi attuale e cercare di individuare gli effetti del prossimo futuro.
La priorità assoluta è stata quella di tutelare la salute e la sicurezza delle persone ma anche garantire la continuità del business, dove possibile, ai propri clienti.
Molte aziende hanno attivato lo smart working coordinando un team digitale fra tecnologia e innovazione.
Il prossimo futuro è sicuramente difficile da prevedere.
Occorre pianificare i flussi di cassa, monitorare gli incassi, centralizzare spese e pagamenti, ripensare ad una riorganizzazione aziendale e delle risorse.
Saranno agevolate le realtà nelle quali l’automatizzazione di alcuni processi è già in atto.

Riccardo Guerrieri, davanti al pc alla ricerca di nuove tecnologie nella notta fonda.

L’11 marzo scorso l’OMS ha dichiarato lo stato di Pandemia. Sapete cosa significa?
Se analizziamo l’etimologia della parola, pandemia significa “Di tutto il popolo”.
Siamo di fronte ad un problema che riguarda tutti indistintamente: bisogna prenderne atto.
Lavorare in Esker in questo momento così particolare è un vantaggio: percepisco un senso di vicinanza e di comunità – a prescindere dal ruolo e dal paese di provenienza – che diventa centrale nella vita aziendale quotidiana.
Stiamo lavorando insieme per ricostruire il futuro post crisi: per fare questo servono idee e volontà da parte di tutti. Diamoci da fare.

Siamo consapevoli del fatto che non sarà semplice e nemmeno breve, che non si risolverà tutto in un mese.
Ma siamo anche motivati, realisti e “sul pezzo”.

Come scrisse Paulo Coelho: “Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.”

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